Fuori dall'euro, e poi?
di Rudo de Ruijter,
Ricercatore indipendente,
Gennaio 2011
L'euro è una valuta estremamente pratica, ma fa milioni di vittime. L'articolo
spiega in modo semplice perché l'euro non può funzionare e illustra i vantaggi
di un ritorno alla moneta di stato.
- No, la cooperazione europea non sparisce senza l'euro!
- Si, con una moneta di stato ce la passeremo molto meglio!
L'euro porta in se una contraddizione irrisolvibile: i paesi che oggi hanno
grossi problemi di debito potranno anche riuscire a ridurli tagliando la spesa
pubblica, ma finiranno probabilmente collo scivolare nuovamente in una spirale
debitoria.
E questo perché sono vittime del flusso dell'euro. Prima dell'avvento della
nuova valuta certi economisti avevano segnalato che la moneta unica poteva
funzionare solo se tutti i paesi membri partecipanti erano economicamente
omogenei [1] [2] [3].
Oggigiorno niente può impedire ai consumatori greci dal preferire i prodotti
tedeschi, migliori e più economici. E se la Grecia importa più di quanto esporta
il suo debito cresce. Lo stesso vale per tutti i paesi meno produttivi dell'area
dell'euro: possono tagliare quanto vogliono la spesa pubblica e privatizzare
infrastrutture e servizi, ma non allontaneranno mai lo spettro di una nuova
crisi del debito!
Ed ecco il perché. Quando i consumatori dei paesi meno produttivi preferiscono
migliori e più economici prodotti importati il debito esterno del paese cresce,
mentre la produttività del paese decresce. Se il paese ha una sua propria valuta
può svalutarla, rendendo così i prodotti importati più cari e quelli nazionali
più competitivi sui mercati esteri. Il debito si ridurrà e la produttività
aumenterà. La svalutazione era un sistema molto usato, prima dell'introduzione
dell'euro.
Con l'euro le svalutazioni non sono più possibili e i paesi vengono messi spalle
al muro dai debiti. Ma quando decidono di entrare nell'area dell'euro i paesi
s'impegnano anche a ridurre il debito pubblico a meno del 60% del suo PIL e a
mantenere il deficit fiscale al di sotto del 3% del PIL. Se superano questi
limiti gli altri paesi considerano il fatto una minaccia per l'auspicata
stabilità dell'euro e decidono sanzioni per costringere il governo in difetto a
prendere le misure adeguate (come e potesse esistere una soluzione adeguata). Se
la situazione non migliora, gli altri paesi forniranno prestiti (che, per
inciso, aumenteranno il debito esterno) a condizioni dure: ad esempio ulteriori
tagli delle spese pubbliche (licenziamento di funzionari, tagli
all'insegnamento, alla sanità, alla cultura, alla difesa) e l'obbligo di vendere
i beni pubblici, le infrastrutture e i servizi! (Attenzione quando sentite gli
uomini politici dei paesi ricchi affermare che aiuteranno i paesi indebitati).
Non è un caso che Grecia, Portogallo, Spagna e Irlanda sono i paesi più
duramente colpiti oggigiorno. Sul piano economico questi paesi non possono certo
competere con la Germania! Quando una crisi colpisce l'eurozona salta agli occhi
che si tratta di un'area non omogenea: ci sono paesi forti e paesi deboli.
L'Europa ha paesi molto diversi tra di loro, con economie differenti, e con
differenti capacità produttive.
In effetti, è impossibile usare una moneta unica in un'area così diversificata
come quella formata dai 23 paesi dell'eurozona. Nonostante la messa in guardia
degli economisti, i politici insistettero per creare una valuta unica. Si
trattava solo di creare le regole e convincere i paesi a firmare l'impegno a
rispettare le regole fissate. Ma firmare pezzi di carta non rende possibile
l'impossibile. Oggigiorno 20 dei 27 paesi U.E. non sono in grado di rispettare
le norme di bilancio. [4]

La differenza di produttività non è temporanea. Le differenze intrinseche sono
legate al clima, alla situazione geografica, alla fertilità del suolo, alla
disponibilità di acqua ed energia, alle distanze da coprire, alle difficoltà di
trasporto e ad altre realtà che non possono essere modificate, e sono in buona
parte responsabili del successo o del fallimento delle attività economiche. Ogni
paese ha sviluppato un'economia tipica, legata alla produzione agraria, o
all'industria, o al commercio o ai trasporti navali... E questo significa che
una sola politica finanziaria non potrà mai rispondere alle necessità di tutti i
paesi.
L'esempio del dollaro?
Spesso gli Stati Uniti vengono citati come esempio del successo di una valuta
unica. Ma la differenza cruciale è che laggiù tutti parlano la stessa lingua, e
quindi la gente può trasferirsi molto più facilmente dove esistono condizioni
favorevoli a un certo tipo di attività economica. In Europa, la mobilità
internazionale della forza di lavoro è limitata, non solo a causa delle barriere
linguistiche ma anche perché il continente è composto da vecchi paesi con gente
ben radicata nella propria cultura e tradizioni.
Ciò detto, è dubbio che si possa parlare del dollaro come di un successo di una
sola area monetaria [5]. Dal 1973 gli USA hanno importato molto più di quanto
abbiano esportato e, con un debito incontrollabile, vivono alle spalle di quasi
tutti gli altri paesi del mondo. Questo prova piuttosto che una moneta unica in
un'area eterogenea è possibile solo sfruttando massicciamente altri paesi.
Fuori dall'euro?
Aver capito che l'euro non può funzionare è un passo importante. Ma quello
successivo lo è ancora di più. Dimostrerò che limitarsi a tornare alle nostre
vecchie valute nazionali sarebbe una soluzione di gran lunga peggiore. Certo,
avremmo di nuovo una moneta nazionale, ma se vogliamo evitare gli errori del
passato, avremo bisogno di una valuta emessa e controllata dal governo (per
inciso, oggi molta gente pensa che lo sia).
Per capire perché la valuta di stato è così importante, dobbiamo prima capire
cosa è la valuta e come funzionano le cose. La valuta odierna non è emessa o
controllata dai governi. Oggigiorno, e la cosa sembrerà incredibile alla maggior
parte della gente, quasi tutta quella in circolazione è stata segretamente (e
abusivamente) creata dalle banche commerciali. In realtà sul vostro conto
bancario non ci sono soldi, ci sono solo numeri, che rappresentano una
"illusione di denaro". L'estratto bancario vi dice quanto la banca vi deve, ma
solo una minima parte di questa somma esiste realmente. Ovviamente, fino a
quando potete continuare a pagare con questo finto denaro la cosa non vi
preoccupa [6]. Però, come spiegherò dopo, è proprio questo risvolto truffaldino
del sistema bancario che permette una espansione della massa monetaria che mette
in pericolo la nostra società. I banchieri hanno snaturato tutte le valute con i
loro trucchi contabili. L'euro non fa eccezione.

Il segreto del denaro
Oggi, meno del 5% del denaro è vero denaro, sotto forma di banconote e monete.
Il resto è stato creato artificialmente dalle banche, ed esiste solo come numero
nei nostri conti correnti. Quando prendete soldi in prestito, la banca non vi
consegna vera cartamoneta; si limita a creare nuovi soldi scrivendo cifre nel
vostro conto bancario. E su questi nuovi soldi che sono stati "inventati" dovete
pagare gl'interessi. Spesso si tratta di grosse somme: chi rimborsa un prestito
immobiliare in 20 o 30 anni finisce col pagare interessi pari alla somma
ricevuta in prestito. In effetti paga due case: una per se, l'altra per il suo
banchiere! [7]
Quando qualcuno compra una casa, l'ammontare del prestito viene trasferito al
venditore, che compra a sua volta altri beni. Ecco come il totale prestato
comincia a circolare nella società. Tutto il denaro in circolazione è nato da
prestiti. Ogni banchiere raccoglie interessi sui soldi che lui stesso ha creato,
e tutti i banchieri assieme raccolgono interessi su ogni singola unità di moneta
esistente. Se avete soldi in tasca o sul conto corrente, qualcun altro sta
pagando alla banca interessi su questi soldi. Quando un prestito viene
rimborsato la moneta che era stata "inventata" per coprire il prestito viene
"eliminata", il tutto scrivendo un numero.Tutto il denaro esiste solo temporaneamente. L'ammontare totale della valuta
circolante in una società consiste in quello che deve essere ancora restituito
per tutti i prestiti accesi in passato. In altri termini, si tratta di una somma
aleatoria. Non ha niente a che vedere con le necessità della società per il
normale scambio di beni e servizi.
L'inflazione infinita
Peggio ancora, le banche concedono sempre più prestiti e dunque creano sempre
più moneta. Quando sempre più moneta viene usata per comprare uno stesso volume
di beni e servizi, il valore dell'unità monetaria si riduce e i prezzi
aumentano. Si tratta della ben nota inflazione [8]. Chi guida questa inflazione
è la banca centrale: riducendo il tasso d'interesse segnala alle banche che
possono concedere più prestiti (con un tasso d'interesse più basso la gente
otterrà prestiti più elevati e più facilmente), aumentandolo rallenta la
crescita della massa monetaria.
I banchieri hanno bisogno dell'inflazione
I banchieri hanno bisogno dell'inflazione [9]. Quando la massa monetaria aumenta
diventa più facile risulta più facile ottenere l'ammontare necessario per
rimborsare il debito contratto, con grande vantaggio non solo per chi deve
rimborsare ma anche per i banchieri. La situazione garantisce un più basso tasso
d'impagati.
Il fatto che il capitale del prestito perda valore man mano che il prestito
viene rimborsato non infastidisce il banchiere. I soldi rimborsati per il
capitale non esistono. Non dimenticate che il banchiere li ha inventati con una
scrittura contabile e che li eliminerà nello stesso modo una volta completamente
rimborsati.
Per quanto riguarda gl'interessi, è tutt'altra storia. Gl'interessi non fanno
parte dell'ammontare creato dal banchiere e non verranno eliminati una volta
rimborsati. Si tratta del profitto della banca! Certo, a causa dell'inflazione i
rimborsi dell'interesse varranno sempre meno, ma non c'è ragione di rimpiangere
la malasorte del banchiere. Potete scommetterci, ha previsto il problema ed ha
aumentato il tasso d'interesse in anticipo.

Nessuna speranza per una società sostenibile
L'inflazione presenta anche un altro aspetto importante. Se non volete diventare
più poveri dovete lavorare di più per compensare la perdita di valore della
vostra moneta. Ecco perché l'nflazione genera una maggiore attività economica.
Per dirlo in un altro modo, con un sistema bancario inflazionario non saremo mai
capaci di arrivare a una società sostenibile ed equilibrata.
Potere finanziario
La sempre crescente massa monetaria crea una situazione in cui tutto può essere
comprato, anche lo stato. In molti paesi i gruppi finanziari hanno rilevato i
servizi pubblici per trasformarli in ottime fonti di profitto: gas, elettricità,
acqua, trasporti pubblici, posta, telefoni, compiti di polizia, prigioni,
sistemi sanitari, raccolta dei rifiuti... e il processo continua. I banchieri e
le elite finanziarie assumono sempre più decisioni d'investimento che modellano
la nostra società, mentre il governo ne assume sempre meno.
Il cambiamento ha delle conseguenze. Oggigiorno sono i soldi e i profitti a
decidere cosa è "buono" per la nostra società. Ma non è tutto. Il governo offre
meno servizi ai cittadini, e sta quindi perdendo credibilità come autorità
naturale: invece di essere un'istituzione che protegge la popolazione, sta
diventando una struttura che ha bisogno sempre più di esercitare repressione per
applicare decisioni di breve durata e impatto. Invece di garantire le libertà
individuali, permette e favorisce il controllo di tutti i cittadini a opera di
organizzazioni pubbliche e private che dispongono di migliaia di telecamere
collegate a basi di dati interconnesse. I cittadini vengono ora visti come
potenziali criminali da schedare e registrare. Il KGB era un un gioco da ragazzi
in confronto all'attuale sorveglianza elettronica odierna.
L'euro
L'euro è la valuta della BCE (Banca centrale europea) [10]. Gli azionisti della
BCE sono le banche centrali dei paesi partecipanti [11]. Nonostante i nomi
(Deutsche Bundesbank*, Banque de France, ecc.), tutte queste banche centrali
sono indipendenti dai governi e sono in maggioranza dirette da un consiglio
d'amministrazione privato [12] (* corretto il 7 gennaio 2011).
Nonostante il suo carattere privato, la BCE è un organismo ufficiale dell'Unione
europea. In base all'articolo 7 dello statuto del SEBC (Sistema europeo di
banche centrali) e all'articolo 107 del trattato di Maastricht, la BCE gode di
completa indipendenza [13].
Questa indipendenza non deriva da un'esigenza logica o organizzativa. ma dalla
convinzione che solo banche centrali indipendenti possono gestire in modo
corretto il sistema monetario. Bene, se non rimettiamo in discussione oggi
questa convinzione, quando potremo farlo? [14].
Il governo europeo
Nel 1957 nasce la CEE (Comunità economica europea). Sin dall'inizio la struttura
manca di democrazia: il Parlamento ha solo un ruolo consultivo. Gli obiettivi
della CEE sono la cooperazione economica e politica tra Belgio, Francia,
Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi.).
In 1967 a concentration of powers took place when the EEC, Euratom and the
European Coal and Steel Community became the European Communities (EC):.. Nel
1967 CEE, Euratom e CECA si fondono nella CE (Comunità europea) dando così luogo
a una concentrazione di poteri. In molti campi viene anche abolito il diritto di
veto dei singoli Stati membri. A questo punto entrano in scena le banche: nel
1970 Pierre Werner, un influente banchiere lussemburghese [15] , prepara i piani
per una valuta unica.
Bretton Woods
Pierre Werner era stato uno dei partecipanti alla conferenza di Bretton Woods
del 1944, influenzata dallo spirito aggressivo della Seconda guerra mondiale.
Nel corso della conferenza vennero gettate le basi del mondo finanziario e
commerciale. I paesi avrebbero dovuto ancorare la loro valuta al dollaro e
mantenere stabili i loro tassi di conversione. Una decisione ottima per il
commercio e la finanza internazionali. In effetti il principio implicava che
agevolare il commercio e la finanza internazionali era più importante che dare
ai paesi la possibilità di adattarsi ai cambiamenti nel contesto internazionale.
E inoltre con questo accordo gli USA venivano virtualmente proclamati "padroni
del mondo", dato che tutti i paesi avrebbero dovuto adattare la loro valuta al
dollaro, tranne gli USA che avrebbero potuto fare quello che volevano!
Nella stessa conferenza venne creato il FMI, predecessore della Banca Mondiale e
dell'OMC. I signori di Bretton Woods sapevano perfettamente che i paesi più
deboli avrebbero subito le conseguenze negative dei loro piani. Al FMI, e più
tardi alla Banca Mondiale, venne affidato il compito di concedere loro i
prestiti necessari, accompagnati però da condizioni che prevedevano severi tagli
alla spesa pubblica, con contraccolpi sull'educazione e la sanità. In pratica,
FMI e Banca Mondiale hanno sepolto i paesi in via di sviluppo in un mare di
debiti. Tanti che non sarebbero mai stati in condizione di rimborsare anche solo
gl'interessi, men che mai il capitale. E una volta messi in una situazione
insostenibile, non avrebbero potuto far altro che vendere tutto ciò di cui
disponevano (in particolare minerali e petrolio) alle multinazionali
statunitensi [16].
Prestiti esteri
Anche se ai dipendenti della Banca Mondiale è stato detto diversamente, i
prestiti esteri sono la peggiore maniera di "aiutare" i paesi nei guai. La sola
cosa che possono fare con questi soldi è comprare beni all'estero e ingigantire
il loro debito [17].
Un prestito in valuta estera si giustifica solo quando un paese ha realmente
bisogno di materiale che non può fabbricare da solo e il fornitore rifiuta la
valuta locale.
Libera circolazione dei capitali
Cosa significa Eurolandia per i banchieri? Le banche hanno perso un'importante
fonte di guadagno, le spese di cambio tra le principali valute, ma hanno in
cambio una nuova fonte di guadagno molto più sostanziosa, la libera circolazione
dei capitali (una precondizione per poter creare una valuta unica), che permette
loro di erogare facilmente prestiti ovunque ci sia un buon profitto.
Il boom immobiliare in Europa meridionale
Sul piano internazionale le banche si sono dotate di un pacchetto di regole, che
"limita" l'ammontare dei prestiti che possono concedere in proporzione al loro
capitale. Normalmente devono avere 8 euro di capitale per ogni 100 euro di
prestiti in campo commerciale e industriale. Tuttavia, nel caso di finanziamenti
immobiliari possono concedere anche il doppio (e raccogliere così il doppio
d'interessi) [18]. Fino a poco tempo fa, le banche pensavano che i prezzi delle
case sarebbero aumentati per sempre, e i prestiti immobiliari sembravano
praticamente senza rischi. Ecco come è nato il boom della costruzione in Spagna,
Portogallo, Irlanda e altrove. Quello che le banche avevano trascurato è che in
assenza di una sufficiente attività economica la gente non può pagare le rate
della casa. Ma finanziare le attività economiche come industria e commercio, fa
guadagnare meno interessi...
Aiuto!
La Grecia sta già scoprendo cosa significa avere "amici" europei che concedono
prestiti assortiti con l'obbligo di tagli pesantissimi al bilancio nazionale.
Questi amici hanno una tale fiducia nella ricetta proposta da permettere al FMI
di avere voce in capitolo nella tragedia greca [19]. E a proposito, questo
significa anche che l'euro è adesso "aiutato" dal FMI. Sarebbe divertente se non
fosse una realtà tragica.
Anche Irlanda, Portogallo e Spagna sono oggi nei guai. Fino a quando restano
nell'euro non possono svalutare la loro moneta. L'euro funziona come un tasso di
cambio invisibile e imposto tra i paesi, che adesso si ritrovano con un doppio
problema. In primo luogo devono ridurre il debito per allinearsi al livello
europeo, e in secondo luogo devono evitare nuovi debiti in futuro.
Il primo problema viene di solito risolto con duri tagli alle spese (sociali,
culturali, sanitarie), licenziamento di personale, privatizzazione di
infrastrutture (come gli aeroporti spagnoli) e servizi, sensibile incremento
delle tasse. Sono misure aggressive e del tutto ingiuste verso la gente comune,
che non è responsabile della tragedia. Molti diventeranno poveri; hanno una
anche minima possibilità di venirne fuori?
Le cose potrebbero andare meglio?
Per scoprirlo, diamo prima uno sguardo al secondo problema. Come si può impedire
ai paesi europei meno produttivi d'indebitarsi? Ebbene, non è possibile. Non c'è
modo d'impedire agli abitanti dei paesi meno produttivi dall'importare più di
quanto esportano. Sembra anzi logico supporre che preferiranno prodotti più
economici e di migliore qualità importati dai paesi europei più produttivi. È il
flusso fondamentale di una moneta unica in un mercato unico composto da economie
molto eterogenee.
Secondo me, le dure misure adottate oggi da questi paesi sono assolutamente
inutili se questi paesi non escono dall'euro.
Cattive soluzioni
Una cattiva soluzione sarebbe quella di tornare alla situazione che esisteva
prima dell'euro e lasciare che le banche tornino a creare e gonfiare la valuta
nazionale.
Alcuni pensano che se ai banchieri non venisse permesso di creare falsa moneta
"digitando una cifra nel nostro conto" l'inflazione si fermerebbe. La sola cosa
che si fermerebbe è l'effetto moltiplicatore di moneta degli equilibri [20]. è
vero che avremmo moneta reale invece di vuoti numeri, ma ricordate: le banche
hanno bisogno dell'inflazione, quindi continuerebbero ad espandere il numero di
prestiti, ma invece di creare moneta dal nulla dovrebbero prenderlo in prestito
dalla banca centrale (la banca centrale può creare indefinitamente moneta).
Naturalmente le banche farebbero pagare ai clienti questi costi supplementari e
i prestiti diventerebbero più cari, senza però arrestare l'inflazione costante
della massa monetaria (e nemmeno l'inflazione dei pressi che ne seguirebbe).
Un'altra cattiva soluzione sarebbe scegliere una valuta coperta dalle riserve
auree. Anche se in passato sono state usate (negli USA fino al 1971), le valute
basate sull'oro presentano molti svantaggi. I paesi senza miniere aurifere
dovrebbero comprare il metallo prezioso (e quindi cedere beni e servizi ai paesi
con miniere) al solo scopo di disporre di mezzi nazionali di pagamento, e a ogni
nuova immissione di oro sul mercato sarebbero obbligati ad acquistarne per
impedire il deprezzamento della loro valuta nei confronti delle valute dei paesi
con riserve di oro in aumento. Le industrie estrattive avrebbero, in un certo
senso, poteri sopranazionali, persino superiori a quelli dell'attuale Riserva
federale. L'oro non ha un valore stabile, e il suo prezzo può essere influenzato
dai possessori di stock importanti, ad esempio le industrie del settore e le
banche centrali, o addirittura dalla massa dei piccoli acquirenti e rivenditori,
in preda al panico o all'avidità. Tutte queste fluttuazioni del prezzo
costituirebbero un serio pericolo per qualsiasi economia legata all'oro. Ancor
più di oggi, l'oro sarebbe all'origine di conflitti, oppressioni e guerre.
Ancorare la valuta a materie prime (oro, argento o altre) avrebbe un forte
impatto sulla moneta stessa e sul prezzo della materia prima.
La soluzione: la moneta di stato
Quasi tutti credono che la moneta appartenga allo stato. E così dovrebbe essere:
la moneta dovrebbe appartenere alla società e non alle banche. Non c'è altro
modo per avere un sistema valutario onesto e un governo che non dipenda dalle
banche.
Oggi abbiamo un sistema monetario carissimo, con le banche che aumentano ogni
anno il loro capitale ricavandone enormi benefici. I banchieri vi diranno che
hanno bisogno di capitale per coprire le perdite, che verranno dedotte dal
capitale. Obiettivamente, il loro capitale è enorme ma allo stesso tempo copre
solo una minima parte dei crediti in essere, e se le perdite sono eccessive il
capitale sfuma. Ma se diamo uno sguardo più attento agli accordi internazionali
tra banche vedremo che non possono assolutamente usarlo. Se deducono una
percentuale per le perdite, ci saranno venti volte più prestiti nei libri
contabili senza sufficiente capitale di sostegno. Al giorno d'oggi abbiamo
dunque banche che invece di coprire le loro perdite si limitano a dire al
ministero delle finanze che hanno bisogno di denaro fresco, senza il quale non
dispongono di capitale sufficiente!
- Banca di stato
Bene, possiamo sotterrare questo costoso e abusivo sistema creando una banca di
stato, la sola nel paese a battere la moneta necessaria per i prestiti interni e
per le spese statali. Inoltre le banche non potranno più effettuare operazioni
non coperte da moneta reale, ma potranno invece, se lo desiderano, operare come
intermediari tra banca di stato e popolazione per l'erogazione di prestiti
ricevendone in cambio provvigioni non interessi. Potranno inoltre gestire i
conti dei clienti per conto della banca di stato. In tal modo ciascuno
conserverà il suo conto e, tranne che per la conversione in moneta nazionale,
non ci saranno interruzioni nel sistema di pagamenti (se il sistema bancario non
vorrà cooperare lo stato dovrà aprire sportelli propri, ad esempio presso
l'Agenzia delle Entrate)
Oltre alle nuove funzioni come intermediari per l'erogazione di prestiti dello
stato, le banche saranno autorizzate a raccogliere moneta (reale) e creare fondi
da usare per guadagnare interessi. Trattandosi di moneta reale, i prestiti non
alimenteranno l'inflazione.
- Fine dell'inflazione
Con questa riforma il governo avrà i mezzi per bloccare l'inflazione, anche se
ciò non significa che dovrà sempre farlo. Probabilmente il governo preferirà
ridurre l'inflazione solo gradualmente sostituendo la filosofia dell'avidità il
principio "salvaguardiamo il futuro e l'ambiente". E in qualsiasi caso non
saremo obbligati a lavorare sempre di più perché così vogliono le banche.
- Fine del debito pubblico
Se il governo può creare la moneta di cui ha bisogno, sparisce il debito
pubblico.
Il debito pubblico nasce quando il governo spende soldi prima di aver incassato
le corrispondenti tasse. Oggi paghiamo un sacco d'interessi sui buoni del tesoro
che lo stato emette per pagare le sue spese. Le banche amano investire in tali
obbligazioni perché fanno incassare interessi praticamente senza rischi. Dunque,
da un lato il governo aumenta il debito per aiutare le banche e dall'altro le
banche incassano interessi su tali debiti!
- Fondi pensionistici
Anche i fondi pensionistici profittano dell'interesse sul debito pubblico, e ne
ricavano parte delle entrate. I pensionati vengono pagati in buona misura con
tali interessi, a loro volta pagati dai contribuenti, e per il resto con un
aggio direttamente a carico della popolazione attiva. Si crede che la gente
accantoni un capitale per quando sarà vecchia, ma la verità è che la maggior
parte della pensione è costituita da soldi che i lavoratori sborsano attraverso
aggi e tasse.
In effetti la cosa è logica. Se volete accantonare moneta e rimetterla in
circolazione decine di anni dopo, non farete altro che generare inflazione. Beni
e servizi necessari quando sarete vecchi non si creeranno per magia; quello che
potrete fare con i vostri soldi dipenderà in gran parte dalla forza di lavoro e
dalla produttività.
Un'altra parte delle entrate dei pensionati dipende dagl'investimenti esteri, o
per dirla più semplicemente, dalla forza di lavoro negli altri paesi. Da un
punto di vista etico si tratta di colonialismo finanziario. C'è poco da
inorgoglirsi.
Sarebbe quindi molto più logico avere un fondo pensionistico statale gestito
dalla banca di stato. O per dirla diversamente, la popolazione attiva deve
semplicemente accettare l'idea che tocca a loro occuparsi degli anziani. I
cittadini desiderosi di trasferire i propri diritti a pensione dai fondi
pensionistici privati ai fondi pubblici dovranno essere autorizzati a farlo.
- Interesse
Molti considerano poco etico l'interesse. Personalmente, non ho niente da
obiettare quando una parte di tale interesse viene usato per riassorbire le
perdite sui prestiti non rimborsati e il resto va nel bilancio pubblico del
paese, in modo da ridurre il totale delle tasse da prelevare.
Il governo dovrebbe prevedere una varietà di tassi d'interesse, in base ai
settori o tipi d'investimento da privilegiare. Invece di fissare un solo tasso
di riferimento, come fanno oggi le banche centrali, il governo potrebbe
orientare meglio nella direzione voluta prestiti e investimenti.
Il tasso d'interesse è anche un utile strumento per incitare a rimborsare a
tempo.
- Poveri e ricchi
Quando erogano un prestito, le banche chiedono beni che possano essere
sequestrati in caso di non pagamento. I ricchi possono sempre ottenere prestiti
e investire più facilmente, e dunque diventare ancora più ricchi. Il gap sempre
maggiore tra poveri e ricchi costituisce un vero pericolo per la società. La
banca di stato non ha bisogno di beni in garanzia.
Il prestito che eroga può essere considerato come una tassa. Se non viene
rimborsato può essere gestito in modo simile. E soprattutto il povero potrà
ottenere un prestito e investire con la stessa facilità di un ricco.
Come prima detto, in un contesto senza inflazione sarà più difficile rimborsare
un prestito, ma lo svantaggio verrà compensato dal fatto che i tassi d'interesse
saranno più contenuti, non dovendo più contribuire alla costosa e inutile
capitalizzazione delle banche private. Inoltre, se necessario, le politiche
fiscali potranno offrire ulteriori compensazioni.
- Quanto costa lasciare l'euro?
Alcuni politici tentano di spaventare la gente sostenendo che lasciare l'euro
sarebbe troppo costoso, che minerebbe lo sviluppo economico per molti anni, e
così via. Per cominciare, i paesi non sospenderanno gli scambi commerciali solo
perché uno dei due è uscito dalla zona euro e ha una nuova valuta. E un paese
che passa alla valuta nazionale dovrà sostenere costi essenzialmente
organizzativi, senza dubbio inferiori ai vantaggi ottenuti.
Tutta la moneta necessaria per il passaggio può essere creata dalla banca di
stato, e tutti gli euro in circolazione nel paese possono essere ricomprati
dalla banca di stato con l'emissione di nuova moneta e accantonati come riserva
strategica e per pagare le importazioni.
Il governo potrà ricomprare le infrastrutture e i servizi essenziali.
Ricostruire le aziende nazionali partendo da energia, posta, telefoni, ferrovie
e simili permetterà indubbiamente di ottenere servizi più affidabili, nei quali
qualità e servizio dovranno essere i principi guida. Non si tratta di tornare
alle farraginose aziende pubbliche del passato. Le aziende pubbliche possono
essere moderne, ben gestite e, perché no, fornire un servizio migliore di quelle
di un'impresa privata che cerca solo il profitto.
Non dico che tutti questi cambi siano facili, ma se vogliamo dar vita a una
società sostenibile, nella quale democrazia e libertà significhino ancora
qualcosa quando i nostri nipoti e pronipoti saranno vecchi, è questo il cammino
da seguire.
- Sintesi
La riforma, come la vedo io, può essere riassunta nella tabella che segue
(tenete conto delle note).

Note e riferimenti:
[1] Negli studi sulle aree valutarie migliori possiamo distinguere tra quelli
che si concentrano sulle condizioni necessarie e quelli successivi al 1970
(quando i politici hanno deciso di volere una valuta europea unica) che si
concentrano su costi e benefici.
Roman Horvath e Lubos Komarek in “OPTIMUM CURRENCY AREA THEORY: AN APPROACH FOR
THINKING ABOUT MONETARY INTEGRATION” (2002)
“È possibile distinguere due filoni principali negli scritti sulle aree
valutarie migliori. Il primo cerca d'individuare le caratteristiche economiche
fondamentali per determinare dove le (illusorie) frontiere dei tassi di cambio
possono essere collocate (anni '60-'70), il secondo (dagli anni '70 in poi)
considera che ciascun paese soddisfa perfettamente le esigenze per essere un
membro perfetto di un'unione monetaria. Il secondo approccio non continua quindi
a cercare le caratteristiche, stimate importanti per scegliere i partecipanti di
un'area valutaria ottimale. I testi si concentrano invece sullo studio dei costi
e dei benefici per un paese deciso a parteciparvi”.
http://wrap.warwick.ac.uk/1539/1/WRAP_Horvath_twerp647.pdf , pagina 7.
Friedman sottolinea i vantaggi dei tassi di cambio flessibili tra i paesi nei
seguenti termini: come si osserva comunemente, in un paese prezzi e salari sono
relativamente rigidi e i fattori tra i paesi sono fissi. In una situazione di
domanda negativa il solo strumento per evitare inflazione o disoccupazione più
elevate è la modifica del rapporto di cambio (rivalutazione o svalutazione della
valuta), che riporta l'economia all'equilibrio interno ed esterno iniziale (...)
In un regime di tassi di cambio fissi ci saranno sempre conseguenze spiacevoli
sull'impiego o l'inflazione.
http://wrap.warwick.ac.uk/1539/1/WRAP_Horvath_twerp647.pdf , pagina 8.
[2] Yrd. Doç. Dr. Hüseyin Mualla YÜCEOL, Mersin Üniversitesi İktisadi ve İdari
Bilimler Fakültesi, Maliye Bölümü, in “WHY THE EUROPEAN UNION IS NOT AN OPTIMAL
CURRENCY AREA: THE LIMITS OF INTEGRATION”
L'Europa non è una area valutaria ottimale. Anche se il 1 gennaio 1999 11 paesi
dell'UE hanno adottato una valuta unica, l'euro, l'UE non sembra soddisfare
tutti i criteri per un'area valutaria ottimale. Per i membri vecchi e nuovi,
entrare nell'UE non è la stessa cosa che entrare nell'euro.
http://eab.ege.edu.tr/pdf/6_2/C6-S2-M6.pdf , pagina 66
[3] Paul de Grauwe, estratto del discorso
“Con 27 membri invece degli attuali 20, la sfida per garantire un funzionamento
fluido dell'Eurozona allargata sarà scoraggiante. La ragione è che in un gruppo
ampio le probabilità di quelle che gli economisti chiamano "scosse asimmetriche"
aumentano significativamente. In altri termini, alcuni paesi potranno avere un
boom e pressioni inflazionarie, altri forze deflazionarie. Se si succedono
troppe scosse asimmetriche la BCE sarà paralizzata, non sapendo se aumentare o
ridurre i tassi d'interesse. Di conseguenza i paesi membri si sentiranno spesso
frustrati dalle politiche della BCE che non tiene conto (e non può essere
altrimenti) delle differenti condizioni economiche dei singoli paesi. Ciò ci
porta a chiederci se l'eurozona allargata sarà un'area valutaria ottimale”
(...).
“Se un paese è colpito da scosse asimmetriche negative per effetti
agglomerativi, i tagli dei salari necessari ad arginare tali scosse saranno
inevitabilmente di ampia portata. Per fare un esempio: se Ford Motor dovesse
chiudere una fabbrica in Belgio e investire in Polonia, i tagli ai salari dei
lavoratori belgi necessari a convincere Ford Motor a fare marcia indietro
dovrebbero essere almeno del 50%”
http://mostlyeconomics.wordpress.com/2010/06/21/were-europes-curent-problems-never-imagined/
[4] NRC Handelsblad, 3 giugno 2010
“De Europese Commissie heeft op dit moment tegen 20 van de 27 EU-landen een
procedure lopen omdat deze landen de interne begrotingsregels van de Europese
Unie overschrijden.”
“La Commissione europea ha avviato le procedure contro 20 dei 27 Stati membri
per infrazione alle norme di bilancio interne”.
http://www.nrc.nl/economie/schuldencrisis/article2558281.ece/Ambtenaar_betaalt_bezuiniging
[5] Julius Horvath in “Optimum currency area theory: A selective review”
Ghosh e Wolf (1994), ad esempio, concludono che gli USA non sono un'area
valutaria e suggeriscono di separare le valute delle diverse parti degli Stati
Uniti.
http://www.bof.fi/NR/rdonlyres/5C4E3CE4-0386-4FDB-886B-C276040CD183/0/dp1503.pdf
, pagina 7
[6] Nonostante le apparenze, non possiamo e non paghiamo con falsa moneta. Con
la piccola percentuale di denaro reale in circolazione le banche riescono ad
eseguire i nostri ordini di pagamento. Per una spiegazione semplificata cfr.
“Debito, credito, banco!”, capitolo “Giochi di prestigio con i pagamenti”
http://www.courtfool.info/en_Debit_credit_banco.htm
[7] Inflazione e tassi d'interesse cambiano di molto nel tempo. Vedere la
sintesi dei tassi USA nel periodo 1940-1999 in
http://www.courtfool.info/US_inflation_1940_1999.htm I tassi non mostrano i
costi supplementari che spesso i clienti devono sostenere per ottenere il loro
prestito, ad esempio per le assicurazioni, che riducono i rischi per le banche e
ne aumentano i profitti. Anche se pagate l'assicurazione a una compagnia privata
e non alla banca, si tratta pur sempre di una forma nascosta d'interesse.
[8] L'inflazione dei prezzi porta all'insoddisfazione della popolazione. Ecco
perché molti paesi usano un Indice dei prezzi al consumo che mostra cifre
addomesticate.
http://www.mw.ua/2000/2020/52764
“… valore di riferimento (4.5%) della crescita della massa M3 su base annuale.
Il valore di riferimento per la crescita monetaria si basa su una crescita
economica potenziale del 2.0 - 2,5%, un inflazione inferiore al 2.0% nel medio
termine e un declino a lungo termine della velocità della moneta dello 0.5 -
1.0% all'anno”
http://www.dnb.nl/dnb/home/file/ar03_tcm47-146939.pdf (pagina rimossa e non più
accessibile)
“Nel 2003, la massa monetaria (M3) nella zona euro era cresciuta al tasso
dell'8.0%, ben al di sopra del tasso ufficiale di riferimento del 4,5%.”
http://www.dnb.nl/dnb/home/file/ar03_tcm47-146939.pdf
(pagina rimossa e non
più accessibile)
Tenete presente che quando politici, funzionari e banche centrali parlano al
pubblico d'inflazione si riferiscono alle variazioni dell'Indice dei prezzi al
consumo.
L'indice si basa su un confronto annuo dei prezzi di un paniere di prodotti
necessari a una famiglia "media". Il contenuto del paniere e il sistema di
calcolo dell'indice variano da un paese all'altro: un paese può includere il
costo per l'alimentazione, la benzina e l'alloggio, altri possono non farlo.
http://bigpicture.typepad.com/comments/2005/09/the_history_of_.html
http://www.goldandsilverexchange.info/consumer-price-index.html
Alcuni paesi indicano le categorie di prodotti incluse nel paniere, ma i singoli
prodotti restano di solito segreti. Ciononostante alcuni uffici statistici
spiegano i trucchi che usano per ottenere indici presentabili. Ad esempio
cambiano periodicamente il contenuto del paniere: i prodotti il cui prezzo
cresce troppo vengono esclusi e sostituiti con altri equivalenti ma più
economici, oppure, se il prezzo di un prodotto rimane stabile ma la qualità
migliora, il miglioramento viene considerato come una riduzione del prezzo (ad
esempio, il Dutch Central Bureau for Statistics (CBS) considera che il prezzo
del computer nel paniere è sceso del 64% tra il 1998 e il 2003. E così l'indice
scende!
http://www.cbs.nl/NR/rdonlyres/AB3F1E9D-EFED-4FD9-9393-E59F762D5C9B/0/2007gevoelsinflatieart.pdf
grafico pagina 6
http://www.cbs.nl/en-GB/menu/themas/prijzen/publicaties/artikelen/archief/2005/consumer-price-index-art.htm
Il contenuto del paniere viene periodicamente modificato, partendo dal principio
che "quando i prezzi crescono, anche le famiglie modificano i loro acquisti". E
cosa significa questa politica per l'indice? Dal momento che la famiglia non può
spendere più di quanto guadagna, l'aumento dei prezzi dei prodotti nel paniere
viene automaticamente limitato all'aumento dei guadagni. La famiglia non può
pagare prezzi più alti.
In una larga ed eterogenea area come l'eurozona, i paesi non verranno mai
colpiti in modo eguale dalle grandi scosse, come le crisi finanziarie o altro.
Sarà impossibile per la BCE reagire a queste scosse fissando un tasso
d'interesse in grado di soddisfare tutti i paesi: in alcuni porterà a una minore
inflazione, in altri a un'inflazione superiore. Non è possibile evitarlo in
un'area eterogenea. L'Indice dei prezzi al consumo cercherà di mascherare la
realtà come potrà.
[9] Le banche centrali si garantiscono un'inflazione permanente pilotando i
tassi d'interesse.
[10] La sede centrale della BCE ha sede a Francoforte, la città storica di
Rothschild. Nel 1913, esponenti delle famiglie Rothschild e Morgan svolsero un
ruolo fondamentale nella creazione della Riserva federale statunitense. (G.
Edward Griffin in “The Creature of Jekyll Island”)
[11] Azionisti della BCE:
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2009:021:0066:0068:EN:PDF
, articolo 2.
[12] Ad esempio la banca centrale europea è la De Nederlandse Bank N.V. (DNB).
N.V. significa Naamloze Vennootschap, una forma giuridica olandese diffusa tra
le società private con azioni Le società hanno l'obbligo di aggiungere N.V. al
loro nome, ma una legge del 1929 ha dispensato la De Nederlandse Bank N.V. dal
farlo sulle banconote, nascondendo quindi ai cittadini che la moneta olandese è
emessa da una N.V.
http://www.dnb.nl/binaries/wo0649_tcm46-145952.pdf
I 4 membri del consiglio di amministrazione, che si occupa della gestione
quotidiana della DNB vengono nominati dalla Corona.
http://www.dnb.nl/en/about-dnb/organisation/governing-board/index.jsp
Uno dei 10 membri dell'autorità di controllo viene nominato dal governo.
http://www.dnb.nl/en/about-dnb/organisation/supervisory-board-and-bank-council/index.jsp
Tutti i membri hanno forti legami nell'economia.
http://www.dnb.nl/binaries/Raad%20van%20Commissarissen_tcm46-185323.pdf (in
Dutch)
Uno dei 14 membri del consiglio della banca è membro dell'autorità di controllo
ed è nominato dal governo (ma come tutti gli altri membri è indipendente dal
governo).
http://www.dnb.nl/en/about-dnb/organisation/supervisory-board-and-bank-council/index.jsp
Si noti che la banca centrale si occupa di potere, influenza e bilanci, non
molto di profitti. Molte banche centrali devono trasferire al Tesoro i loro
profitti.
[13] Indipendenza delle banche centrali:
http://www.ecb.int/press/key/date/1997/html/sp970513.en.html
[14] Le banche centrali hanno (e vogliono conservare) il controllo del sistema
monetario. Un motivo è che hanno un bisogno disperato dell'inflazione, senza la
quale l'abusivo sistema bancario non potrebbe funzionare. Come spiegato, senza
l'inflazione le banche finirebbero rapidamente in bancarotta. Vogliono quindi il
pieno controllo dei tassi d'interesse. Ma in pubblico dichiarano che i governi
non potrebbero sostenere a lungo una politica coerente. Si riferiscono a una
passata negativa esperienza in cui un governo alimentò un'inflazione eccessiva.
Le banche centrali sarebbero più responsabili(!) e quindi dovrebbero conservare
il pieno controllo del sistema monetario senza interferenza dello Stato. Ecco un
esempio di come presentano i fatti.
Alexandre Lamfalussy, Presidente dell'European Monetary Institute, alla
Oesterreichische Nationalbank, Vienna, 13 Maggio 1997
“La teoria economica moderna sottolinea il pregiudizio inflazionario nella
politica economica, legato in particolare al problema dell'inconsistenza
temporale, il problema, cioè, di convincere il pubblico che le autorità
monetarie resisteranno alla tentazione di stimolare la crescita a breve
dell'output creando un'inflazione imprevista. Alla luce della passata esperienza
negativa, il pubblico non è pronto a credere alle promesse delle autorità di
contenere l'inflazione. Se le promesse non sono sostenute da una sorta di
preimpegno, il tasso d'inflazione si stabilizzerà a un livello più alto del
necessario, senza corrispondenti migliori prestazioni in termini di output. Per
risolvere il problema è stato suggerito che la responsabilità della politica
monetaria sia separata dal controllo politico e fissata per legge. Secondo
questo punto di vista, le banche centrali dovrebbero avere la libertà di
formulare e mettere in atto una politica monetaria in linea con l'obiettivo
principale definito dal legislatore, al quale dovranno render conto. La
responsabilità della banca centrale può prevedere l'obbligo di dettagliare il
modo di condurre la politica monetaria o quello di spiegare le azioni
intraprese, ad esempio in periodici rapporti al parlamento. Ciò permetterebbe
alle banche centrali di assumere un orientamento a medio termine senza essere
ritardati da motivazioni politiche a corto termine, un approccio utile per la
credibilità, trasparenza ed efficaci della politica monetaria”.
http://www.ecb.int/press/key/date/1997/html/sp970513.en.html
[15] Pierre Werner era un banchiere lussemburghese estremamente influente. Nel
1944 aveva preso parte alla conferenza di Bretton Woods, che diede vita alla
BIRS (Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo), al FMI (Fondo
monetario internazionale), e al GATT (Accordo generale sulle tariffe doganali e
sul commercio). Nel 1970 fu ministro delle Finanze e Primo ministro del
Lussemburgo. Nel 1969 aveva presieduto il Consiglio della CEE.
http://www.terra.es/personal2/monolith/eu.htm
[16] John Perkins in una intervista a Talkstick TV (link più sotto)
"Il nostro lavoro era quello di convincere altri paesi ad accettare importanti
prestiti [concessi dalla Banca Mondiale]... Diciamo un miliardo di dollari
all'Ecuador per costruire opere pubbliche: centrali elettriche, ...porti,
autostrade, aree industriali. Cose che giovavano a nessuno, tranne che alla
fascia più ricca del paese, che erano corrompibili e che noi corrompemmo... il
90% del miliardo di dollari sarebbe tornato negli USA per pagare la costruzione
delle infrastrutture a Halliburton, Bechtel, e così via.
Il paese si sarebbe trovato sommerso da un debito enorme, che sarebbe stato
continuamente rifinanziato, diventando sempre più grande. Cosicché oggi
l'Ecuador spende oltre il 50% del suo bilancio solo per rimborsare il suo
debito; in altri termini resta ben poco per pagare l'insegnamento e la sanità
per i poveri, quelli che hanno più sofferto per questi progetti: sono i loro
fiumi che sono stati distrutti per costruire le centrali idroelettriche, il loro
territorio che venne distrutto...
E adesso sono nei guai a causa di un debito di ampiezza incredibile che
probabilmente non potranno mai rimborsare. E allora noi ci presentiamo e
chiediamo insistentemente di onorare il debito, proprio come la mafia... Ci
serve il petrolio del paese... Diciamo all'Ecuador "Dal momento che non potete
rimborsare il debito, quello che dovete fare e consegnare la vostra Amazzonia
alle nostre compagnie petrolifere". Stiamo costruendo un impero. Lo abbiamo
fatto con ogni paese che ha risorse di cui vogliamo appropriarci: spesso si
tratta di petrolio in posti come Indonesia, Nigeria, Ecuador, Venezuela e
Colombia. Ma volte si tratta di altro, ad esempio nel Panama si trattava del
Canale".
YouTube:
http://www.youtube.com/watch?v=yTbdnNgqfs8
Joseph E. Stiglitz, in una intervista del 2001:
"Come economista capo della Banca Mondiale dal 1997 al 2000, ho toccato con mano
il lato oscuro della globalizzazione; ... come i cosiddetti prestiti per gli
aggiustamenti strutturali ad alcuni dei paesi più poveri sono serviti a
"ristrutturare" le loro economie in modo da eliminare posti di lavoro senza
crearne di nuovi, con una disoccupazione sempre crescente e drastici tagli nei
servizi di base...”
http://secret-of-life.org/the-World-Bank-and-IMF
Cfr anche: THE IMF AND IRELAND: WHAT WE CAN LEARN FROM THE GLOBAL SOUTH
http://www.dublinopinion.com/downloads/Afri_Report_on_EU_IMF_Loan_Deal.pdf
[17] David C. Korten, in “One World--One World Government Bretton Woods or The
United Nations?”
“Era tutto molto semplice. La Banca mondiale formò quadri di giovani economisti,
insegnando loro che un rapido sviluppo dipende sui prestiti internazionali per
finanziare investimenti basati sui risparmi interni. Pochi notarono l'ovvio: che
quando prendete prestiti all'estero state prendendo in prestito moneta
straniera, utile solo per comprare prodotti stranieri, facendo così aumentare la
dipendenza della vostra economia dalle importazioni. State anche creando un
debito estero che potrà essere rimborsato solo esportando ancora più risorse e
prodotti nazionali. Quasi inevitabilmente finire col cadere nelle mani dei
creditori stranieri... come la Banca Mondiale”.
http://www.ratical.com/co-globalize/ifg041400DK.html
[18] Accordo di Basilea
http://www.parl.gc.ca/information/library/PRBpubs/prb0596-e.htm
[19] NRC Handelsblad, 11 febbraio 2010
VVD-Kamerlid Frans Weekers zei dat Griekenland de problemen volledig aan
zichzelf te wijten heeft. Volgens hem hebben de Grieken de Europese Unie
„jarenlang belazerd en bedonderd" met verkeerde cijfers over de financiële
positie. „Dit is de straf van de markt voor Griekenland", aldus Weekers.
Il deputato del partito liberale Frans Weekers ha detto che la Grecia deve
prendersela con se stessa per i suoi problemi. A suo dire la Grecia "ha
truffato" l'Unione europea con falsi dati sulla sua situazione finanziaria. “Il
mercato sta ora punendo la Grecia” ha aggiunto Weekers.
http://vorige.nrc.nl/economie/article2481429.ece/Kamer_Geen_Nederlandse_steun_aan_Griekenland
Beh, se Weekers si fosse presa la briga d'informarsi avrebbe scoperto che:
Nikolaos Salavrakos, membro del Parlamento europeo in “The Greek Fiscal Crisis:
Is there a way Out?”
“Nel 1974 il debito pubblico della Grecia ammontava appena al 22,5% del PIL e
nel 1979, quando la Grecia aderì alla CEE, al 31,7%. Nel 1981 era già salito al
36,1% e nel 1989 all'85,3%. Il debito pubblico ha continuato a salire,
raggiungendo nel 1993 il livello astronomico del 110,1% del PIL. La cifra scese
leggermente al 106,6% nel 2001 e al 102,4% nel 2003 [2]. Anche con le
statistiche ufficiali del periodo 2000-2003 il debito Greco era quindi elevato.
Tuttavia il 1° gennaio 2001 il paese aderì all'UME come 12° stato. È chiaro che
tutti (mercati, politici, Commissione europea) che la Grecia aderiva con un
debito superiore al 100% del PIL”.
http://www.efdgroup.eu/news/99-the-greek-fiscal-crisis-is-there-a-way-out.html
Il 18 dicembre 2010 il FMI ha erogato alla Grecia prestiti per oltre 10 miliardi
di euro. Apparentemente le condizioni non sono state rese note.
[20] C. van Ewijk & L.J.R. Scholtens in “Geld, Financiële Markten & Financiële
Instellingen” (in Dutch.) Cfr. “Money multiplier”
3 gennaio 2011
Ultima modifica: 26 marzo 2011
Copyright: L'articolo può essere copiato e ripubblicato gratuitamente, indicando
il link all'articolo originale: http://www.courtfool.info/en_Out_of_the_euro.htm
L'autore può essere contattato via il sito
www.courtfool.info
Tradotto da
Carlo Pappalardo
http://bastianini.info
Se non volete perdere il mio prossimo articolo di ricerca, cliccate su uno o più di questi link.
(Il vostro indirrizzo e-mail non verrà usato per altri scopi).
Gradirei ricevere una e-mail ogni volta che compare un nuovo articolo in italiano.
J'aimerais recevoir un message dès qu'il y aura un nouvel article en français.
I would like to receive an email as soon as another article appears in English.